Chiacchierata con Murakami

Come ormai ben sappiamo Murakami è un autore che non ama far parlare molto di sè e partecipa a pochi eventi pubblici. Tre anni fa durante il Festival Internazionale del Libro, ad Edimburgo, l’autore giapponese ha partecipato entrambi i giorni. In uno di questi è stato chiamato come ospite del mese per l’evento “Guardian Book Club” curato da John Mullan, professore di inglese all’Università di Cambridge. In quella circostanza si è svolta una interessantissima conversazione tra i due, culminata, al termine della giornata, con domande da parte di alcuni lettori del “The Guardian”. Murakami sceglie di focalizzarsi su “L’uccello che girava le viti del mondo”, il romanzo del 1994 considerato da molti un vero e proprio capolavoro, argomento di discussione da cui si discosterà piano piano. L’autore giapponese ammette, in quella circostanza, di aver completamente dimenticato cosa avesse scritto – o perchè – quando Mullan gli rivolge specifiche domande su alcuni punti del romanzo, senza sembrare preoccupato. “Davvero?” e “Non ricordo questo punto” sono state le sue risposte più frequenti, guadagnandosi moltissime risate da parte del pubblico in sala. “E’ stato pubblicato 20 anni fa e non l’ho più riletto da allora!”

Murakami inoltre spiega a Mullan che l’inglese che conosce è quello imparato alle Hawaii, decisamente differente da quello del suo interlocutore. Infatti lo scrittore ha l’abitudine di avere come interprete (in caso di necessità) una donna che una volta lavorava come cameriera nel bar che Murakami aprì con sua moglie Yoko, a Tokyo.

Edimburgo. 23 Agosto, 2014.


  1. Ho scritto il mio primo romanzo nel 1979. Da allora ho sempre scritto ogni libro in prima persona. Ho cercato un paio di volte di utilizzare la terza persona (mi ci son voluti 20 anni: il primo è stato “Kafka sulla spiaggia”) – e ogni volta mi son sentito a disagio come se stessi guardando dall’alto qualcosa che era molto in basso. Ho sempre voluto stare sullo stesso piano dei miei personaggi. E’ decisamente democratico!

  2. Toru Okada [il protagonista de “L’uccello che girava le viti del mondo”] è il mio eroe. Quando ero più giovane ho sempre desiderato essere come lui. Volevo semplicemente essere una persona tranquilla e vivere una vita serena. Non è più decisamente tranquilla! La vita è strana.

  3. Murakami spiega che molte situazioni ricorrenti nei suoi libri derivano dalla sua quotidianità – i suoi gatti, il cucinare, la sua musica e le sue ossessioni. Continuando a parlare del suo processo di scrittura, questa è la risposta alla domanda su come lui crei così diverse storyline nei suoi libri:
    Quando scrivo un romanzo, impiego circa uno o due anni – e scrivo tutti i giorni…mi stanco! Sento il bisogno di aprire la finestra e prendere una boccata d’aria fresca. Così scrivo un’altra scena della storia per divertirmi – Spero che i lettori si divertano allo stesso modo! Inoltre, scrivo in prima persona, quindi ho bisogno di qualcos’altro [per sviluppare le storylines]: lettere, o la storia di qualcuno.

    scrivania di murakami

    La scrivania di Murakami

     

     

  4. Alcune delle sue storie riguardano vicende terribili – lo scrittore ha parlato di una serie di momenti terribilmente avvincenti ne “L’uccello che girava le viti del mondo”:

    Ero così spaventato quando l’ho scritto! Tutti i traduttori si sono lamentati con me, dicendo che era scioccante. Ma scriverlo è stato molto peggio! / Dovevo farlo. La violenza e gli abusi sessuali son stati una sorta di stimolo alla storia. Non mi piace parlare di questi argomenti ma l’ho dovuto fare per il bene della storia.
  5. E’ sempre stato il sogno della mia vita esser seduto in fondo ad un pozzo. Quindi era un desiderio che diventava realtà. [“Non un incubo?” chiede John Mullan. “No!” “Perchè no?” “Non lo so.”] Ho pensato: è divertente scrivere un romanzo, puoi essere chiunque tu voglia! Quindi mi son detto: posso sedermi in fondo ad un pozzo, isolato…Meraviglioso!
  6. Alcuni lettori hanno posto domande circa la traduzione e il suo coinvolgimento nel processo di traduzione nella lingua inglese. Beaslie chiede:
    – Dato che gran parte della sua narrazione si basa sulle sfumature e sulle sottigliezze, mi piacerebbe sapere cosa lui pensi del fatto che i lettori perdano qualcosa leggendo i suoi libri tradotti, e non dall’originale giapponese.Io posso leggere i libri solo in inglese. Non in francese, russo, tedesco o altre lingue. Ma quando la traduzione inglese è terminata, loro mi inviano il manoscritto. Quando lo leggo mi piace! Non so cosa succederà dopo quel momento! Il punto è che se mi è piaciuto leggerlo, allora la traduzione è andata bene. Quindi potete stare tranquilli!. Alcune volte trovo errori e chiamo il traduttore. Ma al massimo tre o quattro in tutto il libro.
  7. Diversi lettori volevano conoscere il suo processo di scrittura. Edward Llewellyn chiede:
    Per tutti i suoi libri lei ha già la storia in mente prima di scriverla oppure è un percorso continuo sia per lei come scrittore che per noi come lettori?Non ho in mente esattamente tutto, quando inizio a scrivere, di quello che succederà. Per esempio, per “L’uccello che girava le viti del mondo”, la prima ispirazione è stato il canto  di un uccello, poiché l’avevo sentito nel mio cortile (era la prima volta che sentivo un suono simile). Mi sembrava di star prevedendo qualcosa. Quindi ho voluto scriverlo. Il secondo elemento è stato il cucinare gli spaghetti – queste sono cose abituali per me! Stavo cucinando gli spaghetti e ricevo una chiamata. Quindi sono partito con questi due elementi per iniziare. Ho impiegato due anni per scriverlo. E’ divertente, ogni giorno non sapevo cosa sarebbe successo dopo nel racconto. Mi sveglio, vado alla scrivania, accendo il computer, ecc. e dico a me stesso: “Bene, cosa accadrà oggi?”E’ molto divertente!
  8. Sono ossessionato dai pozzi. E dagli elefanti. Dal frigorifero. Dal gatto. E anche dallo stirare. Non riesco a spiegarlo.
  9. Mullan gli chiede perchè sia così desideroso di utilizzare coincidenze nei romanzi, quando molti scrittori cercano di evitarle perchè sembra che spesso non piacciano ai lettori.I libri di Dickens sono ricchi di coincidenze; anche quelli di Raymond Chandler: Philip Marlowe tiene il conto di numerosi cadaveri a Los Angeles. Non è per nulla realistico – soprattutto in LA! Ma nessuno se ne lamenta. Senza ciò, come potrebbe svilupparsi la storia? La penso così. / E così numerose coincidenze avvengono nella mia vita, così come strane coincidenze sono avvenute in molti momenti della mia vita.

  10. Qual è l’aspetto più bello di essere scrittori?
    “Non essere pendolare, non fare riunioni, non avere un capo.”
  11. Una persona in sala chiede come Murakami scelga la musica che inserisce nei suoi romanzi– la stabilisce per avere un sottofondo? Questo è quello che ha risposto:La musica nasce naturalmente. Quando sto scrivendo un romanzo ho bisogno di qualcosa di musicale e le canzoni vengono spontaneamente nella mia mente. Ho imparato così tanto dalla musica – l’armonia, il ritmo, l’improvvisazione. Per me il ritmo è molto importante – ne hai bisogno per continuare nel processo di scrittura. Infatti spesso ascolto i brani quando scrivo, e da ciò scaturiscono le canzoni nei miei libri.
  12. Un altro lettore chiede come mai la maggior parte dei suoi personaggi sia triste. “Davvero?”risponde l’autore, sbalordito. “Toru Okada è certamente insoddisfatto del suo matrimonio”, dice Mullan. “Tutti lo sono!”scherza (riteniamo) Murakami. “Non è mio interesse parlare di personaggi tristi”, conclude.

 

 

Virginia, Nel segno di Murakami
30/07/2017

Chiacchierata con Murakamiultima modifica: 2018-10-05T14:57:02+02:00da giuseppeig
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